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LA STORIA DEL WEST - LE GUERRE INDIANE: (8) SAND CREEK, BEECHER'S ISLAND, WASHITA RIVER, IL MASSACRO YAVAPAI

1 – Sand Creek

Il termine arapaho è forse un'alterazione della parola tit apihu oppure larapihu, che significa "commerciante", gli Arapaho sono una tribù degli Algonchini. Anche i Cheyenne sono una tribù di prateria della famiglia linguistica degli Algonchini, che facevano parte dei grandi Popoli di Indiani a Cavallo. 
Nessun avvenimento, nel corso delle Guerre Indiane, sollevò tanta perplessità e indignazione quanto quello che ebbe luogo a Sand Creek, nel Colorado, quando il colonnello John M. Chivington (1821 – 1894), alla testa dei suoi Volontari del Colorado, attaccò un villaggio di Cheyenne e di Arapaho. 
Strano personaggio questo ufficiale: era prete e presiedeva ai destini della Chiesa Episcopale di Denver, ma, quando venne costituito il primo reggimento della Colorado Cavalry, lasciò la sua carica religiosa e chiese di prestar servizio nell’esercito. Ricevette il grado di maggiore. Aveva attaccato a sorpresa un convoglio di rifornimenti, compiendo un’azione decisiva contro le truppe Confederate che occupavano parte del Nuovo Messico. Era stato allora promosso colonnello, suscitando molte gelosie. In seguito egli propose la sua candidatura per rappresentare il Colorado al Congresso. 
La situazione fra i Bianchi e i Cheyenne era molto tesa nei dintorni di Denver. Il 9 agosto l’agente per gli Affari Indiani di Fort Lyon ricevette da Black Kettle (1803- 1868), un capo Cheyenne molto influente, un messaggio in cui costui si augurava di poter raggiungere un accordo pacifico. I Visi Pallidi tennero come ostaggi tre Cheyenne e un Arapaho e inviarono il maggiore Eduard Wanshear Wynkoop (1836 – 1891) ad assicurarsi della sincerità di Black Kettle. John Evans, governatore del Colorado, esigeva la totale sottomissione dei guerrieri Cheyenne, altrimenti sarebbe stata la guerra. Dopo esser stato ricevuto a Denver dal colonnello John M. Chivington, Black Kettle ritornò a Sand Creek, il suo villaggio. I quattro Bianchi allora prigionieri degli Indiani furono, secondo l’accordo, rilasciati.
Non avvenne così con i 5 Indiani trattenuti a Fort Lyon. Il generale Curtis, furibondo, tolse il commando al maggiore Wynkoop. Per due mesi, il colonnello Chivington rimase in febbrile attesa; poi, un mattino, scelse due compagnie armate con due grossi cannoni e, al comando di queste, sotto una pioggia scrosciante, si mise in marcia. Il convoglio avanzò con infinite precauzioni e il 29 novembre fu davanti al villaggio di Black Kettle: Sand Creek. Si era appena levato il sole, quando il colonnello diede il segnale dell’attacco. I suoi uomini si spinsero subito in avanti, passando crudelmente a fil di spada vecchi, donne e bambini che scappavano dal loro teepee. Fiero e solenne, Black Kettle si fece incontro al nemico con una bandiera americana in una mano e un drappo bianco nell’altra. I soldati scaricarono su di lui loro armi; la sposa del capo Cheyenne, gravemente ferita, si abbatté al suolo, ma sopravvisse. 
Black Kettle propose allora di battere in ritirata, ma White Antilope, un capo di 62 anni, rifiutò e intonò un canto di morte che finì solo quando egli, crivellato di colpi, si abbatté morto al suolo. Sand Creek fu allora teatro di scene atroci, indegne di uomini civili. I bambini ebbero la testa fracassata dalle pietre, le donne furono squartate a colpi di coltello Bowie, i guerrieri uccisi e scotennati. Su 800 Indiani, 150 rimasero sul terreno. Di ritorno a Denver, il colonnello Chivington si vantò del suo gesto e assicurò di aver ucciso più di 800 Cheyenne. Quando la notizia giunse nell’Est, l’opinione pubblica ne fu sconvolta. Fu aperta un’inchiesta e il colonnello fu destituito. Nella notte che seguì qusto ignobile massacro, gli scampati riuscirono a fuggire.
Il 7 gennaio dell’anno successivo, i guerrieri di Black Kettle attaccarono un distaccamento di Cavalleria a Camp Rankin, ma essi erano stati avvistati ed era stato dato l’allarme a Julesbourg. Lo stato di guerra durò parecchi mesi e costò al Tesoro Americano più di $3.000.000 di dollari. 
 
2 – Beecher Island 

Quando un treno della Kansas Pacific Railroad fu attaccato e due rimasero uomini uccisi, gli esploratori del generale George Alexander Forsyth (1837 – 1915) seguirono una pista e scoprirono, la mattina del 17 settembre 1868, gran parte dei Cheyenne, degli Arapaho e dei Sioux, accampati ad Ariekare sul fiume Republican. Si seppe più tardi che erano 970 guerrieri. Gli uomini di Forsyth, in groppa ai loro cavalli, attraversarono un’isoletta di sabbia in mezzo al fiume che doveva in seguito prendere il nome di Beecher’s Island, dal nome del sottotenente Frederic Beecher, che rimase ucciso all’inizio della battaglia. 
Gli Indiani attaccarono su un fronte di 60 cavalieri comandati da Roman Nose (1856 – 1917), capo dei Cheyenne del nord. Essi ignoravano che i Bianchi erano armati di Spencer a ripetizione con sei pallottole nel caricatore e una in canna. La carica Indiana fu investita da ripetute raffiche, durante le quali Roman Nose restò ucciso. Durante la notte gli scout Pierre Trudeau e Jack Stiwell attraversarono le linee indiane per andare a chiedere soccorso a Fort Wallace. Essi incontrarono sul loro cammino un gruppo di Indiani a caccia di bisonti e si nascosero nell’erba alta, dove Jack Stiwell si trovò faccia a faccia con un serpente a sonagli. Lo scout allora, senza scomporsi, gli sputò negli occhi del tabacco da masticare e se ne liberò. Raggiunto Fort Wallace, essi ottennero che gli uomini del X Cavalleria partissero in soccorso di Forsyth che era già stato più volte gravemente ferito.
Sei dei suoi uomini erano stati uccisi e 17 furono feriti. Il generale dichiarò di aver ucciso 32 Indiani, ma, in seguito, un Sioux assicurò che fra i suoi c’erano stati 75 guerrieri morti. Roman Nose (18..? – 1868), fu uno dei capi di guerra del clan Himoiyoqi dei Cheyenne e uno dei membri della Pointed Lance Men Society che riuniva uomini di grande valore guerriero che gli Indiani chiamavano Sauts o Bats. Il suo nome, che in Indiano era Woquini, significava Naso Adunco. Egli diresse l’attacco di Beecher’s Island nel 1868, quando il generale George Alexander Forsyth, alla testa di 52 scout, l’affrontò in prossimità dell’Arikaree Fort. Roman Nose rimase ucciso all’inizio dello scontro.

3 – Washita River 

Nonostante il disgustoso atteggiamento dei Bianchi, Black Kettle non disperava di arrivare un giorno a un accordo e di poter fare la Pace. Il generale Phil Sheridan, che comandava le truppe del Missouri, ordinò vaste operazioni militari contro gli Indiani cosiddetti "ostili". Fra i suoi ufficiali si trovava George Armstrong Custer, che era appena comparso davanti alla Corte Marziale per insubordinazione. Reintegrato nelle file di Philip Sheridan, ma con grado inferiore, egli continuava a farsi chiamare "generale" e indossava un’uniforme estremamente bizzarra. Il 26 novembre 1868 Custer si mise in cammino alla testa dei suoi uomini, scortato da due esploratori, California Joe e Jack Corbin, e da due scout indiani. L’indomani, poco prima dell’alba, il distaccamento giunse in vista di un villaggio indiano che sorgeva sulle rive del fiume Washita. Custer, raggiante di soddisfazione, ordinò la carica e non risparmiò semplicemente nessuno. Il trombettiere preferito da Custer, intonò allora il Garryowen, l’inno del VII Reggimento Cavalleria. Fu un massacro spaventoso. Come a Sand Creek, nessun indiano sfuggì alla morte. 103 guerrieri e 38 tra donne e bambini restarono sul terreno. Le donne e i bambini che erano sfuggiti alle strage furono fatti prigionieri. Black Kettle, il valoroso capo cheyenne che fino all’ultimo aveva avuto fiducia nei Bianchi, era fra i caduti. Gli accampamenti degli Arapaho, dei Comanche e dei Kiowa che si trovavano nei dintorni inviarono, appena appresero la notizia, dei rinforzi che però giunsero tropo tardi. Custer, soddisfatto, tornò indietro. Washington, allora, sotto la pressione dell’opinione pubblica, ordinò un’inchiesta e Custer, una volta di più, dovette comparire davanti alla Corte Marziale.

4 – Il massacro Yavapai 

Due anni dopo lo scontro di Apache Pass, il generale James H. Carleton scatenò contro gli Indiani una violenta offensiva. Egli incaricò Kit Carson di dirigere le operazioni. 
Costui, alla testa di un distaccamento di Volontari del Nuovo Messico, sconfisse i Mescalero che furono confinati sulle rive del fiume Pecos, in una Riserva a Bosque Redondo. I Mescalero erano una sottotribù degli Apache Orientali, che dimorava nel Nuovo Messico, fra il Rio Pecos e i Monti Sacramento e che si formò nei primi tempi della dominazione Spagnola dalla fusione delle tribù Faraone, Cuartelejo e Apache, per difendersi contro i Comanche. 
Fu a quest’epoca che il vecchio capo Mangas Coloradas fu fatto prigioniero dal generale di brigata Joseph R. West e ucciso poco dopo da una sentinella. Cochise prese il posto del vecchio capo. Kit Carson, una volta domati i Mescalero, si occupò dei Navajo, a cui, per tutta l’estate e tutto l’inverno del 1863, diede la caccia. Gli indiani inseguiti da Kit Carson cercarono rifugio nel canyon di Chelly dove furono attaccati il 6 gennaio 1864. La loro posizione sembrava inespugnabile, ma Kit Carson, dopo aver incontrato un’estrema resistenza, fece prigionieri 7000 Navajo che furono condotti nella Riserva di Bosque Redondo, dove furono mischiati ai Mescaleros. Riunendo in questo modo due tribù che si odiavano, il generale James H. Carleton non fece che aggravare la situazione. I Mescalero evasero in massa, ma, ripresi poco dopo, furono condotti nella contea di Lincoln, a Fort Stanton.
I Navajo invece, rimasero tranquilli a Bosque Redondo fino al 1868, anno in cui ottennero il permesso di ritornare nella loro terra. Navajo è il nome popolare con cui si indica la tribù degli indiani Yutagenne che, come gli Apache, provengono linguisticamente dalla famiglia meridionale atapastica, ma che, contrariarmente alle tribù apache nomadi del deserto, vivevano quasi stabilmente nella zona che oggi appartiene alla parte Nord-Ovest del Nuovo Messico e alla parte Nord-Est dell’Arizona. Nonostante le misure prese dal generale James H. Carleton, l’Arizona, quando terminò la Guerra di Secessione, fu teatro di una nuova guerra contro gli Apache. Il capo Eskiminzin, con 30 dei suoi uomini, si era arreso al tenente R. Whitman a Camp Grant. La sua gente era riunita a cinque miglia dall’avamposto. Il 30 aprile 1871, cavalieri venuti da Tucson entrarono nel recinto del campo indiano, uccisero 87 prigionieri e un certo numero di squaw e se ne andarono portando con sé 29 bambini. Il 4 giugno, il comando delle operazioni su tutto il territorio dell’Arizona fu affidato al tenente colonnello George Crook, soprannominato il “Terrore degli Apache”. Durante questa campagna, il capitano W. H. Brown, con due distaccamenti del VII Cavalleria e 30 scout Apache, riportò una grandissima vittoria sui suoi avversari.
Il 28 dicembre all’alba, egli sorprese un gruppo di circa 100 Indiani Yavapai nascosti in una caverna del Salt River Canyon, chiamata Skeleton. I cavalieri americani si allargarono a ventaglio e bloccarono l’entrata del sotterraneo, tagliando ogni via d’uscita. Gli Yavapai (ovvero il “Popolo del Sole” oppure il “Popolo Camaleonte”), ai quali era stato ingiunto di arrendersi, opposero un categorico rifiuto. Gli attaccanti aprirono allora un fuoco violentissimo: le pallottole raggiunsero la volta della caverna e colpirono i Pellerossa di rimbalzo. 
Il massacro fu spaventoso; neppure le donne e i bambini furono risparmiati dalle pallottole. Gli Yavapai, disperati, tentarono un’ultima sortita, forzando in avanti e lanciando grida di morte. Uno di essi, il capo Naddi-Chaddi, fu ucciso sul colpo e gli altri disarmati. Quando gli uomini del capitano W. H. Brown penetrarono nel sotterraneo, trovarono solo 18 sopravvissuti, tutti donne e bambini. Gli altri erano morti. Il 6 aprile 1873, a Campo Verde, gli Yavapai si sottomisero. Lo stesso giorno il tenente colonnello George Crook ottene la nomina a generale di brigata; il tragico destino colpiva ancora, sorridendo in modo beffardo davanti a tutto ciò, più maledetto che mai... 




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Atualizado em: Dom 1 Out 2017
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