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Letter from Lhasa, number 382. Kabbalah pratica

Letter from Lhasa, number 382. Kabbalah pratica
 
Wolf, L., Kabbalah Pratica. Guida alla saggezza giudaica per l'uso quotidiano, Anima Edizioni, Milan, Italy, 2009.
(Wolf 2009).
Laibl Wolf
Vediamo alcuni gli ingredienti essenziali e chiave di questo lavoro, mescolati a considerazioni nostre.
La forza del mito. Più esso è forte ed intenso, più dà forza. Un grande mito, o grandi miti, ci fa o ci fanno grandi.
La semplicità facilita la grandezza. Un solo e misterioso Dio è più semplice di tanti e complessi dei. Più semplice, ma anche più grande ed intenso, dunque onnipresente. Così onnipresente che ci se ne fa divieto di parlarne e perfino di immaginarlo. Alla fin fine lo si può ignorare e neppure credervi, eppure resta lì con la sua silente imponenza. L’individuo ha bisogno di un mito o di miti forti ed intensi, ma anche semplici.
Una bibbia/torà confusa e raffazzonata ci fa intravedere un Abramo un po’ pappone che prostituisce la moglie al faraone che, usatala, gliela ritorna gravida e gli dà pure terre e ne fa una famiglia (sì come in tutte le mafie, che derivano, sono create, dal potere e dai poteri!), la famiglia ebraica [o tale la hanno assunta i posteri], quale suo proconsole verso i confini orientali dei suoi domini. Ecco, facciamo finta che ciò non stia scritto nel testo che pur viene assunto come divino sebbene tutti sappiano non possa esserlo. Si immaginano invece un Abramo supereroe che sopravvive alla fornace [il tormento quando il faraone si usa sua moglie?] e viene guidato dalle superiori, forze allora credute celesti. Oggi sappiamo che oltre al cielo ci sono altri cieli, altre dimensioni, e che un dio [o vari] potrebbe anche esserci in queste altre dimensioni, anziché in alto, in basso, di lato etc., come invece in precedenza assunto. Beh, dipende, come sempre, dalla definizione esatta si dia ai termini ed ai concetti usati.
L’Abramo che preferisce, o comunque favorisce, Isacco, il figlio del faraone, ai figli suoi, è un Abramo che sceglie di essere pedina del potere perché sa che il potere, se non sei in grado di creartelo da solo, te lo può dare, in parte, solo chi lo abbia, lì il faraone. Non a caso, quando la famiglia ebraica si ricostituisce, qualche millennio dopo, più o meno nell’area, lo può fare, di fatto, solo come provincia statunitense. Beh, è la realtà, o così ci appare. Non chiediamo a nessuno di condividere questa visione che pur ci sembra ovvia.
L’induismo viene presentato come duplicazione, ancora più ad est, fuori dall’area di controllo del faraone egizio, dell’ebraismo di Abramo. In realtà,  ciò indica che gli imperi, i poteri e sotto-poteri, seguono tutti le stesse logiche nella sfera ideologica e del marketing. Tali sono le culture e le religioni.
La scienza del respiro e del vuoto mentale sono tecniche ebraiche, per quanto nessuno ne abbia l’esclusiva.
Esiste ciò che tutti vedono, o come tutti lo vedono. Poi esiste un altro livello, più vero, o quello davvero vero, o più prossimo al vero, che solo alcuni vedono. È un livello segreto, segreto per chi non vi abbia accesso. Occorre applicazione per accedere a questo livello o questi livelli, e per penetrarli sempre più in profondità.
Il cabalista è su un’altra lunghezza d’onda, altra rispetto a quella corrente della massa dei soggetti.
Esistono mondi paralleli o comunque coesistenti. I linguaggi che li vorrebbero rappresentare sono magari, o di sicuro, solo delle rappresentazioni di comodo. Del resto, nessun linguaggio viene capito da chi non lo conosca, né conosca ciò di cui esso tratti. Più ci si innalzi, o si approfondisca, meno esiste la possibilità di comunicare efficacemente con l’altro. Questo vale per il noto, dunque ancor più per il cosiddetto ignoto.
Quando ti vengono suggeriti degli esercizi, essi riflettono inevitabilmente la percezione di chi te li suggerisca. È anche vero che può essere difficile, o magari talvolta, o spesso, impossibile, inventarsi degli esercizi appropriati e del tutto personalizzati. Beh, si possono sempre provare gli esercizi suggeriti e, verificato che succeda, adattarseli migliorandoli.
Ma anche:
= Prova a toccare e ad assaporare i tuoi pensieri e le tue sensazioni. Materializza il tuo spirito.
= Prova ad annullarti e poi a dormire, lasciando che dal sonno escano delle soluzioni. Ma al risveglio rifiuta di ricadere nelle solite e devianti routine che ti impediscono di realizzare alcunché. Le soluzioni vanno lasciate prodursi ma poi vanno seguite, e non negate, annullate, dalle nostre solite routine. 
L’aspetto spirituale domina quello materiale più di quanto non si creda correntemente. Spesso, o pressoché sempre, il credere diviene essere. Per la mente non esiste il mondo oggettivo. La mente interpreta. Si può realizzare il proprio potenziale, incrementarlo, ed anche mutare la propria natura.
Ci si deve abbandonare a far fluire liberamente le proprie sensazioni. Conosciutele e padroneggiatole ecco che esse possono essere mutate ed indirizzate verso prospettive differenti. Quello che si temeva può divenire amico ed essere utilizzato per la nostra trasformazione costruttiva. Si conosce quando si sta confortevolmente con la conoscenza. Gli sforzi divengono piacevoli quando si trasformano in desideri e realizzazioni. Il tuo essere si trasforma in te stesso e trasforma te stesso. La trasformazione è sia nella mente che nella realtà. Decidi quello che vuoi, e realizzalo in questo modo, interno ed esterno.  
Le 10-11 sefirot sono metafore, metafore tautologiche della spiritualità umana. Danno una struttura dove non esiste struttura dato che un insieme complesso è sempre una rete dalle interazioni non lineari, e neppure universali né prevedibili. Le sefirot sono un linguaggio di rappresentazione e di comunicazione.
L’empatia è lo strumento più efficace per comunicare col prossimo. Per quanto, capito il prossimo nei suoi livelli più profondi, occorre anche che questi voglia essere capito e voglia comunicare. In effetti, non è neppure vero che l’altro accetti rapporti paritari. Di fatto, un po’ tutti preferiscono piuttosto relazioni di autorità, dunque subordinate. Di conseguenza, dotati di doti empatiche, o sviluppatele se se ne necessiti, resta aperta la questione del che farsene. Si dia ad ognuno il suo, per quanto possa eventualmente interessarci. L’empatia è utilissima. Ma non garantisce né ascolto da parte dell’altro né comunicazione. L’altro ti ascolta solo sulla base di chi pensa che e chi tu sia, dunque solo se si senta in dovere di essere subordinato.
Wolf, L., Kabbalah Pratica. Guida alla saggezza giudaica per l'uso quotidiano, Anima Edizioni, Milan, Italy, 2009.
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Atualizado em: Qua 20 Abr 2016

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