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LA STORIA DEL WEST - LA SCHIAVITÙ

La schiavitù era stata introdotta in America nell’agosto del 1619: una nave da guerra olandese, giunta a Jamestown, in Virginia, aveva venduto venti neri in cambio di viveri dei quali aveva bisogno per riprendere il viaggio. Presto questo tipo di vendita sarebbe diventata un affare davvero redditizio.
Nel 1790 gli schiavi negli Stati Uniti erano già 697.000. Nel 1807 il Congresso Americano aveva proibito l’ulteriore importazione di schiavi, ma la tratta e il commercio dei neri era ben lontana dal cessare. In quell'anno - nato probabilmente a New York, da una famiglia non schiava - Ira Aldridge (1807 - 1867), fu il primo attore nero di fama internazionale. A vent’anni andò a Londra e vi recitò “Otello” con grande successo. Interpretò anche Mungo, uno schiavo, nella commedia musicale “Il Lucchetto”, una rappresentazione sulla vita dei neri delle piantagioni. 
Booker Taliaferro Washington fu il più famoso schiavo nero d’America (1856 - 1915); fondò nel 1881 l’Istituto Normale e Industriale per neri, a Tuskegee, in Alabama. Il suo scopo, al quale nessun governo aveva ancora provveduto, era quello di educare i neri, per inserirli nella società. Alla sua morte, gli istituti da lui creati si erano moltiplicati, e decine di migliaia erano i neri che ne frequentavano con profitto i corsi. 
Ecco la traduzione di un manifesto, che reca la data del 1853: 
Da 1.200 a 1.250 dollari soltanto! Per neri! Il sottoscritto W. M. F. Talbott desidera procurarsi un buon numero di neri per il mercato di New Orleans. Pagherò da 1.200 a 1.250 dollari per ogni giovane uomo e da 830 a 1.200 dollari per ogni giovane donna. Pagherò dunque per neri adatti al lavoro più di qualunque altro mercante del Kentucky. Il mio ufficio è contiguo al Broadway Hotel, Lexington. Dove si può sempre trovare me o il mio agente. 
La compravendita dei neri e dei cavalli aveva le medesime modalità. 
Un’altro manifesto, posto in circolazione a New Orleans, annunciava: 
Da Hewlett & Bright, vendita di ottimi schiavi (causa partenza). Il proprietario dei seguenti ottimi schiavi, essendo alla vigilia della partenza per l’Europa, li metterà in vendita, al nuovo cambio, all’angolo di via St. Louis e via Chartres, sabato 6 maggio, a mezzogiorno. 
Seguiva un elenco con le descrizioni degli schiavi in vendita. Eccone alcuni: 
Sarah, mulatta di 45 anni, buona cuoca abituata ai lavori di casa in generale, è una fedele e eccelente infermiera: è sotto ogni aspetto um soggetto di prima qualità. Chole, mulatta di 36 anni, è, senza eccezione, una dele domestiche più competenti del paese, lavandaia e stiratrice di prim’ordine, insuperabile per uno scapolo che desidera una governante. È anche una buona cameriera per signora poichè come tale ha viaggiato nel Nord. Dandridge, nero di 26 anni, ottimo cameriere da sala da pranzo, buon pittore e falegname, ha pochi uguali per onestà e sobrietà. Nancy, sua moglie, nera di circa 24 anni, fedele cameriera, buona cucitrice, è sarta, lavandaia ecc. Mary Ann, sua figlia nera di 7 anni, parla francese e inglese, è elegante, attiva e inteligente.
Molto spesso i componenti delle famiglie di schiavi, come quest’ultima descrita, venivano acquistati da persone diverse ed erano in questo modo separati per tutta la vita. 
Il movimento antischiavista - alimentato da ragioni economiche e politiche oltre che umanitarie - si accentuò nel Nord dopo il 1830. Da questa data al 1860, attraverso la cosiddetta “ferrovia sotterranea” (così vennero chiamate le numerose vie organizzate per i neri fuggiaschi) migliaia di schiavi acquistarono la libertà giunti al Nord. Non pochi neri trovarono rifugio presso le tribù indiane.
Verso il 1845 la questione degli schiavi dominava la vita politica americana. Con la coltivazione su vasta scala del cotone - in grande prevalenza su quelle del riso, dello zucchero e del tabacco - fu introdotto il sistema di affidare la sorveglianza degli schiavi ai “sovrastanti” i quali troppo spesso, per dimostrare le proprie capacità ai padroni, ricorrevano ai mezzi più crudeli per spremere dai neri la maggior quantità di lavoro. La frusta era il mezzo più usato - e non solo quella. Negli Stati del Sud ancora intorno al 1850 si usavano contro gli schiavi neri mezzi di punizione medievale, come i ceppi e la maschera di ferro. Harriet Beecher Stowe (1811 - 1896), era l'autrice del romanzo “La capanna dello zio Tom”, opera che, pur ammettendo l’umanità di molti padroni, descrive in modo assai efficace la crudeltà del sistema schiavista. Il romanzo, pubblicato nel 1852, influenzò straordinariamente l’opione pubblica e venne tradotto in 22 lingue. La scrittrice visse a Cincinnati, città di fronteira tra il Kentucky e l’Ohio. Lincoln la chiamerà “la piccola donna che ha iniziato una grande guerra”.  Il terrore di queste torture era lo strumento più valido con cui i bianchi tenevano sottomessa la quasi totalità della classe lavoratice nera. Esistevano anche padroni che trattavano i neri con una certa umanità, ma in genere gli schiavi lavoravano dall’alba al tramonto avendo in cambio un vitto estremamente monotono e l’alloggio in grandi baracche di legno. Agli schiavi negri era anche fatto divieto d’istruirsi. 
La costante emigrazione verso il West aveva avuto, come conseguenza, nei territori del Missouri e del Kansas, un aumento della popolazione e un rifiorire dell’economia. Nel Missouri rifiorì, inoltre, il commercio degli schiavi. 
Per contro, nel Kansas, diventarono più potenti e importanti quei gruppi che si battevano per l’abolizione della schiavitù. Essi erano personaggi influenti nei numerosi fortini dell’Esercito dell’Unione, che si estendevano lungo l'importante rete di comunicazione verso Santa Fé e la California. Quando nel 1854 il senatore Stephan Arnold Douglas (1813 - 1861), presentò al Congresso il Kansas-Nebraska Bill, secondo il quale la popolazione di questi due Stati si doveva pronunciare con una votazione pro o contro la schiavitù. Iniziò così l’epoca del Kansas Insanguinato. Centinaia di abitanti del Missouri passarono la frontiera per votare contro l’abolizione. Essi sapevano bene che se il Kansas si fosse pronunciato per l’abolizione della schiavitù, essi avrebbero perso molta mano d´opera a buon mercato, perchè i neri avrebbero dovuto solo oltrepassare la frontiera per essere liberi. Questo fatto avrebbe modificato sensibilmente la struttura economica del Paese e forse avrebbe significato la fine di diverse imprese economiche; inoltre l’incertezza generale avrebbe ritardato, o forse reso impossibile, un ulteriore sviluppo economico. Dall’altra parte c’era il cosiddetto Partito degli Stati Liberi, che si batteva contro la schiavitù e che cercò di opporsi all'emigrazione aldilà del Missouri. Ambedue le parti si combatterono, a cominciare dal 1854, gettandosi su quella parte del Kansas che non era ancora stata colonizzata. La maggioranza degli appartenenti al Partito degli Stati Liberi erano colonizzatori. Essi caricarono tutti i loro averi sui carri e presero possesso della terra per fondare una nuova patria per loro e per le loro famiglie. Gli abitanti del Missouri risposero organizzando masnade di banditi, fornendo loro armi, munizioni e whiskey - ma pretesero come contrapartita che scacciasero i nuovi coloni, perché pretendevano la terra per loro stessi. Per avere il maggior numero possibile di voti a favore della schiavitù, anche i banditi della frontiera si recarono a votare, accompagnati dalle loro “famiglie”: donne e fanciulle prostitute. Alla frontiera fra il Missouri ed il Kansas si ebbero conflitti sanguinosi.  Ci furono assassini a sangue freddo, vennero bruciate case. A volte bastava un’accusa anche inconsistente per distruggere intere famiglie.  La città di Lawrence - in mano al Partito degli Stati Liberi - venne saccheggiata e il 21 maggio del 1856 uno sceriffo chiamato Jones, un avvocato del Missouri, le diede fuoco. Una sorte símile ebbero quasi tutte le città che si trovavano su questa calda linea di frontiera. I trasporti verso il West venivano assaltati e depredati per impedire che i coloni aderenti agli Stati Liberi ricevessero armi e munizioni.  Presto tutte le strade commerciali furono bloccate. Nel Missouri, gli schiavisti fondarono organizzazioni per il sostentamento morale e materiale dei banditi di frontiera. L’organizzazione più famosa fu la Blue Lodge, conosciuta anche come Friends Society oppure Dark Lantern Society. Ai coloni così presi di mira non rimase altro da fare che organizzarsi a loro volta. Il loro primo capo fu nel 1853 un certo John Brown (1800 - 1859), un abolizionista che aveva iniziato una specie di guerra privata fucilando proprietari di schiavi e compiendo irruzioni in località meridionali. Venne catturato, processato in Virginia e impiccato. Da molti giudicato un pericoloso esaltato diventò per gran parte dela popolazione una figura leggendaria di martire della libertà: una canzone nordista durante la Guerra Civile sarà “La marcia di John Brown”. Egli aiutò molti schiavi negri fuggiaschi a passare nel Canada e chiamò a raccolta gli uomini per combattere i banditi. Il primo scontro avvenne sul Pottawatomie Creek: il 24 maggio del 1856 una banda venne sorpresa e sterminata senza pietà.  Fu l’inizio di una lunga serie di scontri sanguinosi. Nal maggio 1858 quelli del Missouri massacrarono una dozzina di coloni aderenti al Partito degli Stati Liberi, presso il fiume Marais del Cygnes. Nel gennaio 1859 il Dr. John Doy venne rapito da Lawrence e imprigionato a Weston. In giugno fu accusato di avere liberato schiavi neri e venne condannato a cinque anni di reclusione. Durante il trasporto verso la prigione di Stato del Missouri venne liberato, con un colpo di mano notturno, da una decina di amici del Kansas riuniti sotto la guida di James B. Abbott (1818 - 1879) e fu ricondotto nel Kansas. Nel frattempo gli avversari dela schiavitù avevano vinto la consultazione elettorale e il Kansas divenne uno Stato dell’Unione.  Ma con questo non cessarono i combattimenti. Essi durarono per tutto il tempo della Guerra di Secessione e continuarono anche nel dopoguerra, per parecchio tempo. All’inizio della Guerra i neri, arruolati nell’esercito del nord, prestavano soltanto servizi ausiliari perché ufficialmente si combatteva per mantenere l’Unione e non per abolire la schiavitù. I neri fuggiti dagli stati del sud e assunti dall’esercito Nordista come conducenti di carri, furono chiamati “contrabbando di guerra”. Tale definizione ebbe origine da un’espressione usata dal generale unionista Benjamin Buttler (1818 - 1893), comandante di Fort Monroe, in Virginia. A un ufficiale confederato che - sventolando una bandiera bianca - era venuto a chiedergli la restituizione di tre neri fuggiaschi, il generale aveva risposto che dal momento che la Virginia dopo la Secessione, era diventata un Paese straniero, i neri erano da considerarsi contrabbando di Guerra. L’Unione accolse questo “contrabbando di guerra” e lo impiegò in lavori di carattere militare. I negri divennero guide, esploratori, operai, infermieri. Prima del Proclama di Emancipazione di Lincoln non combattevano: come abbiamo detto, ufficialmente la Guerra non era scoppiata per abbattere la schiavitù, ma per preservare l’Unione. Solo dopo il 1 gennaio 1863 i neri vennnero arruolati come soldati regolari. Abraham Lincoln (1805 - 1865), firmando il proclama che dichiarava liberi tutti gli schiavi negli Stati Ribelli, disse: Non sono mai stato più sicuro di agir bene di quanto lo sia firmando questo documento. Il presidente Confederato Jefferson Davis (1808 - 1889) rispose con un messaggio nel quale, tra l'altro, si affermava: Il nostro odio per colui che ha firmato l’atto più esecrabile dell’umanità è temperato da un profondo disprezzo per la rabbia impotente che esso rivela. Subito dopo il proclama di Lincoln, nell’Unione i negri diffondono un manifesto: 
Uomini di colore! Alle armi! Ora o mai più! Per generazioni abbiamo sofferto gli orrori dela schiavitù, oltraggi e torti. La nostra umanità è stata negata, le nostre anime indurite e bruciate. Ma ora l’intero aspetto dele nostre relazioni con la razza bianca è cambiato. Oggi è il nostro grande momento. Se amiamo il nostro Paese, le nostre famiglie, i nostri bambini, dobbiamo combattere per la dignità della nostra umanità e mostrare con le armi che siamo degni della libertà. Con la convinzione che la libertà conquistata solo grazie ai bianchi perderebbe metà della sua bellezza.
Buffalo Soldier ("soldato bisonte"), era il nome dato dagli indiani ai soldati neri. I loro capelli crespi ricordavano agli indiani della prateria il pelo del bisonte. Non veniva mai tolto lo scalpo a un soldato negro, perché ciò veniva giudicato “cattiva medicina”. Durante l’intero periodo della Guerra, le associazioni abolizioniste che tanto avevano già fatto per molti anni, non cessarono di prodigarsi per aiutare gli schiavi del Sud ad attraversare le linee e raggiungere il territorio libero. Le numerose associazioni e le varie chiese gareggiavano nel prestare assistenza ai profughi, nell’accogliere le donne, i bambini, e tutti coloro che non potevano lavorare per l’Esercito. Vennero anche istituite le prime scuole per neri. 
Nel 1865 un’apocalittica visione di Richmond distrutta da un gigantesco incendio apparve a Lincoln quando il 4 aprile 1865 si recò a visitare quella che era stata la capitale dela Confederazione. La caduta di Petersburg aveva segnato per il Sud l’inizio della fine. Nei territori non ancora occupati dai Nortisti regnava la fame e si diffondevano le pestilenze. Era ormai impossibile arginare le diserzioni. Richmond, praticamente assediata dal nemico, non aveva più la possibilità di ricevere rifornimenti. In città scoppiarono tumultuose dimostrazioni contro il governo Confederato e il mercato nero dei generi alimentari esasperava la popolazione. Il 3 aprile, pochi giorni prima della resa di Robert Edward Lee (1807 - 1870), Richmond fu costretta a capitolare. Quando le truppe dell’Unione entrarono in città, a riceverle c'erano sono solo i neri. 186.000 neri avevano combattono nell’esercito nordista. Di questi 92.000 venivano dagli Stati della Confederazione, 54.000 dagli Stati dell’Unione e 40.000 dagli Stati di confine. 38.000 soldati neri caddero combattendo coraggiosamente. Alla fine della Guerra solo un nero su dieci aveva imparato a leggere; nel 1870 la percentuale era salita a ventuno. 
La schiavitù era scomparsa. Benjamin “Pap” Singleton (1809 - 1900), detto “Il Mosè dei neri”, organizzò dal 1875 in poi emigrazioni in massa dei suoi compagni. I Democratici del Sud accusavano i Repubblicani del Nord di favorire l’esodo dei neri per ragioni elettorali. Scriveva un ex-schiavo del Sud: 
Quando venne la libertà, il vecchio padrone assieme alla vecchia signora, ci mandò chiamare e disse: "Siete liberi, noi non abbiamo più nulla a che fare con voi. Andatevene via”. Noi guardiamo lui e la vecchia signora senza parlare. “Andatevene via", ripeterono, "non ci appartenete più, siete liberi”. Noi ce ne andammo, ma non avevamo un posto dove andare e niente da mangiare. Furono anni terribili. Molti di noi morirono. Ogni volta che tornavamo dal vecchio padrone e dalla sua vecchia signora, loro ci dicevano: “Andatevene via. Siete liberi. Dovete badare a voi stessi, ora. Siete liberi”.
Nel 1879 i negri ottennero il diritto di voto; nel ’75 il Congresso approvò la Legge sui Diritti Civili che garantiva a tutti i cittadini, senza distinzione di razza, l’accesso agli alberghi, ai mezzi pubblici di trasporto, ai teatri. Ma ben presto i neri si accorsero che negli Stati del Sud l’esercizio dei loro diritti veniva sistematicamente ostacolato. Inoltre, nelle piantagioni in cui continuavano a lavorare stagionalmente con i loro bambini, non ricevevano un salario, ma venivano pagati in natura. I piantatori ostacolavano con ogni mezzo l’emigrazione al Nord di una manodopera così a buon mercato. Quando ai neri venne data la possibilità di un lavoro dignitoso, essi lo svolgevano con estrema serietà, per dimostrare di essere all’altezza dei bianchi. Il leader Repubblicano James Gillespie Blaine (1830 - 1893) dichiarò, riferendosi ai neri che facevano parte del Congresso: seguono le regole, sono uomini onesti e ambiziosi, la cui pubblica condotta farebbe onore a ogni razza.  Dopo arrivò l’epoca del cavaliere errante.
Il commercio e l’industria del bestiame stavano per esplodere; il trenta per cento dei cowboy erano neri. Nel nomade regno delle mandrie non ci fu mai alcun problema razziale. Contava allora soltanto la personalità vera di un uomo, niente di più. Questo, dunque, fu l’uomo che conquistò le Grandi Praterie. Giustizia fu fatta - almeno in quell'ambito. Eppure, l’epopea magica del cowboy fu breve... durò al massimo trent’anni. E appena ebbe finito il suo lavoro, e il territorio fu attraversato in lungo e in largo da ferrovie e strade, il cowboy sparì nel nulla, come i bisonti selvatici e gli indiani avevano già fatto prima di lui.
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Atualizado em: Sex 22 Set 2017
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