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IL BUIO, IL GRIDO E L'ORRORE

I racconti dell'orrore vengono evidentemente da molto lontano. 
Non è difficile immaginare vecchi uomini canuti e pieni di cicatrici, che ricordano ai belli e increduli nipotini, in favolosi racconti, i tempi in cui le belve affamate osavano mostrare la loro odiosa figura appena oltre la siepe di fuoco che proteggeva, sul limite della caverna, i cuccioli d'uomo. 
Ma è più opportuno, volendo parlare di questi fumetti, partire dalla più nota rivista americana del genere: "Creepy".
I racconti dell'orrore, di cui i fumetti dello stesso genere sono una filiazione, vengono direttamente da certi fascicoletti, denominati Blue books dal colore della copertina, che volgarizzavano nel corso dell'Ottocento i romanzi "neri" di una recente tradizione narrativa britannica, tradizione che aveva offerto al pubblico preromantico e romantico, avido di storie del brivido e raccapriccianti, i romanzi di Ann Radcliffe e di Mattew Gregory Lewis, di Charles Robert Maturin e di Horace Walpole. Erano scrittori medievalisti, misticheggianti, adepti del romanzo fantastico popolato di mostri e di tombe. 
André Breton, il leader dei surrealisti, dedicatosi puntigliosamente a ricercare negli scaffali delle biblioteche i precursori del movimento, ebbe a sostenere che gli autori del romanzo "nero" o "gotico" (così detto dallo stile architettonico dei manieri e delle rovine dove spesso si svolgevano gli intrighi più portentosi) avevano catturato nell'aria fine-di-secolo i sintomi e le anticipazioni della Rivoluzione Francese. 
Altri, con meno industriosa immaginazione, si limitarono a scorgere nella sterminata letteratura "nera" il trionfo dell'ombra sulla luce, la vittoria sulla ragione del disordine attuato dal tempo, con edera e muschio intrecciati alle rovine. 
È stata proprio Ann Radcliffe a suggerirci che alla delicata anima romantica le rovine di abbazie abbandonate e di chiostri diroccati suggerivano l'assurdità dell'umana esistenza.
I fumetti dell'orrore, quali si possono seguire in riviste specializzate come "Creepy", si attengono tuttavia a una nudità e secchezza più consone ai nostri tempi. 
Sono presenti Dracula, ovviamente; Frankenstein, oppure la Mummia; ma non è difficile scorgervi le tracce degli eroi letterari che informano parte almeno dell'ispirazione di due grandi scrittori anglosassoni: Edgard Alan Poe e i suoi Racconti Straordinari, Robert Louis Stevenson e Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde; e le vicende ispirate dalla opaca letteratura contro i "papisti" - nata dalla polemica protestante - piene di veleni, di pugnali, di un Rinascimento visto con gli occhi di un moralismo provinciale e meschino. 
Cosa distingue, allora, il romanzo "nero" o "gotico" dal romanzo d'avventura?! 
Le distinzioni segnate con limiti troppo netti, con frontiere ben tracciate, sono sempre opinabili; ci arrischieremo così soltanto nella descrizione dei materiali che sono propri del racconto d'orrore e che nei libri d'avventure non appaiono altro che come incidenti di strada. 
Leggiamo dunque quello che è il più celebre dei romanzi d'avventure, I Tre Moschettieri di Alexandre Dumas (padre): Milady, una bellezza diabolica (oggi diremmo "fatale"), si mette sulla strada di D'Artagnan, dopo aver ridotto alla disperazione, anni prima, il cavalleresco Athos. Resistendo al suo fascino, i Moschettieri ordinano al carnefice di Lilla di mozzarle la testa. La scena è degna di un romanzo "nero" - su questo non c'è dubbio. Essa è come una macchia nel corso del romanzo, ma viene presto dimenticata. Nei racconti che ci interessano l'elemento macabro, terrificante, è sempre presente. 
È perfino facile tracciare una sintesi dei motivi principali della macabra sinfonia: una caverna, un monaco, morti in cantina o nei sotterranei, una tempesta che squassa i rami scheletrici degli alberi del parco, un giuramento che deve restare segreto, i mostri, i vampiri, le avvelenatrici, le fanciulle innocenti, il prode cavaliere in groppa al suo cavallo bianco. Gemiti e lamenti di ignota provenienza, donne stupende preda del demonio (generalmente brune belezze e sensualità latine) e grotteschi fantasmi possono sempre intervenire al momento opportuno. 
Uno scrittore americano, Howard Phillips Lovecraft, specialista del genere, così descriveva il tema tradizionale: L'impianto drammatico comprende prima di tutto il castello gotico, dall'antichità tenebrosa, i suoi lunghi corridoi e le passeggiate sugli spalti, le ali deserte o cadute in rovina, i muri umidi, le catacombe malsane e nascoste, le eflorescenze di orridi spettri i di spaventose leggende.  Uno degli elementi che spingono il lettore a leggere tutto d'un fiato i racconti a fumetti è quello della sorpresa. Creata la situazione al limite tra la realtà e il fantastico, solo alla fine si ha la soluzione, che non delude mai per l'originalità. 
Alcune volte il male trionfa sotto le forme più inaspettate, rivelandosi là dove sembrava esservi la più pura innocenza. 
La bambola in mano alla bambina sorridente si trasforma in un mezzo di tortura, il rifugio tanto agognato o la persona cara nel pericolo a lungo sfuggito, il viso diafano d'una fanciulla in un mostro assetato di sangue caldo. 
Vendette, minacciate secoli addietro, si verificano inaspettatamente, morti si levano a notte fonda dalla tomba per punire i malvagi che li hanno condannati. 
Non manca in taluni episodi una sottile ironia che scambia le parti del dramma - cosicché l'assassino diventa vitima, il persecutore perseguitato. 
Il male non risparmia nessuno e anche il più incredulo deve soccombere di fronte alle sue più spaventevoli incarnazioni. 
Riprendendo l'aspetto figurativo dalla tradizione soprattutto cinematografica, questi fumetti sono notevoli per la precisione del segno e per l'originalità della maschere. Anche i personaggi più incredibili vengono tratteggiati senza cadere nel grottesco. Soprattutto l'agile mano di Reed Crandall riesce a rendere felicemente i più svariati personaggi e le ambientazioni, anche se talvolta di maniera, evitando per lo più i passaggi obbligati del genere per introdurvi elementi realistici che meglio ci fanno assaporare, nel contrasto, l'elemento fantastico. Quanto alle ragioni del fascino che esercitano i racconti dell'orrore a fumetti su un numero straordinario di lettori, le cause mi sembrano di un doppio ordine. Il meraviglioso ha sempre esercitato un'attrazione fortissima anche sulle menti adulte. 
In primo grado la vita quotidiana è così evidentemente imprigionata in regole monotone e fisse da quando ha preso il sopravvento la civiltà urbana che non c'è da meravigliarsi se la gente cerca un rifugio nei racconti fantastici, ricchi di soluzioni strane ed inaspettate. 
In secondo grado, il giusto dell'orrore trova probabilmente dentro di noi una zona ancora inesplorata, fatta di ricordi ancestrali, di riconoscimenti che hanno dello stregonesco, di reminescenze che affiorano improvvise negli incubi e nei sogni notturni per dissolversi alle prime luci del giorno. In parole povere, risalendo nel tempo le generazioni, non si può dire che l'età degli spaventi primordiali sia poi tanto lontana dagli uomini e dalle donne di oggi, che usano tranquillamente computer e aviogetti, che sono al corrente delle teorie di Einstein e delle conturbanti ultime scoperte della biologia.
La psicanalisi ha aperto uno spiraglio; ma sappiamo che si tratta di un semplice anticipo, di una ricerca ricca in potenza di una meravigliosa fecondità. 
Spavento di ciò che non conosciamo, fragilità delle nostre certezze, incapacità di liberarci completamente dalle catene del passato - ovvero, qualcosa di veramente atavico. Ha scritto Violette Trefusis:
La zia Campbell faceva di continuo lo stesso sogno: vedeva distintamente un castello feudale. Essa lo conosceva nei minimi particolari. 
Immaginate dunque il suo smarrimento quando, durante una passeggiata in campagna, alla svolta di una strada, si trovò improvvisamente davanti il castello del sogno. Con il cuore che le batte forte in petto, essa attraversa il ponte levatoio e bussa alla grande porta massiccia piena di chiodi. Dopo qualche minuto, le viene ad aprire un vecchio e strano domestico dall'aria corrucciata. - Chi abita qui? -, chiese mia zia con voce malferma. - Nessuno, signora, il castello è stregato -. 
Il domestico la osservò dalla testa ai piedi: - Lei, signora, dovebbre saperlo meglio di tutti, poiché qui il fantasma è lei -. 
Poi il buio, il grido e l'orrore, a fumetti...ovverosia, la paura fa sempre novanta, oppure no?!
Bah...aaaaaahhhhhhh... 
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Atualizado em: Qua 13 Set 2017
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